Via Francigena, quel cammino come Santiago

Camminare è un gesto automatico. Molti camminano tutti i giorni, altri un pò meno, ma quasi nessuno pensa che sia qualcosa di eccezionale. Cosa significa davvero spostarsi a piedi? Solo muoversi dal punto A al punto B o qualcosa di più profondo? Alcuni sostengono che ricavere del tempo dalle passeggiate sia un modo per stare con se stessi e con la natura, una forma di introspezione che serve a crescere interiormente. Nel Buddismo camminare è una delle forma di meditazione. Tornando in occidente, il cammino è stato nel medioevo una delle prime occasioni per viaggiare. I piedi, in pratica, un mezzo di trasporto che spingeva i pellegrini dall’Europa in Terra Santa.

Quale di queste ipotesi si scelga di seguire, il cammino rimane in tutte le sue interpretazioni uno strumento di conoscenza. Radicalmente diverso dall’idea di visitare un posto nuovo, a cui colleghiamo la parola “vacanze”, ma più vicino al concetto di sfida, ad adattarsi a stili di vita lontani dalla nostra quotidianità. È una forma di viaggio meno frenetica, più sostenibile e ecologica, che negli ultimi anni, grazie al recupero di antiche strade immerse nel verde, ha visto in Italia una grande espansione, fino a far diventare il 2019 “anno del turismo lento” per il ministero dei beni culturali. La proposta, allora, è quella di riscoprire le aree interne della penisola, ora considerate isolate, come luogo di passaggio e di scambio culturale.

Nel Medioevo, la via Francigena, che da Canterbury, in Inghilterra, arrivava, prima a Roma, poi a Santa Maria di Leuca, in Puglia, dove i pellegrini si imbarcavano per Gerusalemme, passava per un tratto attraverso quella che oggi è la provincia di Caserta. Dal 1994 questo cammino, già noto nel IX secolo, fa parte degli itinerari culturali del consiglio d’Europa, insieme alla via che porta a Santiago di Compostela.

Sessa Aurunca, Teano, Riardo, Pietramelara, Roccaromana e Alife, sono le tappe casertane di uno degli itinerari più antichi d’Europa. Dopo il Lazio, Sessa Aurunca è la prima città campana che si incontra. Qui si intrecciano testimonianze del mondo romano e di quello medievale. Al primo periodo appartiene l’anfiteatro edificato nel I secolo d.C., sotto l’impero di Augusto. È uno degli edifici di età romana più imponenti scoperti nella regione, ma purtroppo si può osservare solo dalla strada. Medievale è, invece, la cattedrale di stile romanico con il suo pavimento di mosaico.

La seconda fermata è Teano, dove visitando il museo archeologico di Teanum Sidicinum, si torna ancora più indietro nel tempo, ammirando corredi funerari e oggetti appartenuti a un’antica popolazione italica, che si esprimeva in Osco. Quando ci si rimetterà in cammino a segnalare l’uscita dalla cittadina, sarà il cippo militare. L’opera di età costantiniana segna quanto dista Roma: 112 miglia.

Prima di Roccaromana, camminando lungo un tragitto immerso nel verde, ci sono altri due piccoli borghi medievali, con torri e stradine di pietra, che meritano una sosta: Riardo e Pietramelara. La leggenda vuole che da Riardo passò Annibale, durante la seconda guerra punica. Il condottiero sparse del sale sul villaggio, che così divenne Riardus, secondo altri, invece, il nome deriva dalle sue acque, tanto frizzanti da bruciare la gola. Si prosegue poi per Roccaromana, con i suoi palazzi, caratterizzati da portali in pietra, su cui sono indicati anni di costruzione che vanno dal 1600 al 1900. Da questo centro, ai piedi del Montemaggiore, si osserva un panorama suggestivo, fatto di foreste di castagni e faggeti secolari, dove vivono animale selvatici, come volpi e tassi.

La francigena meridionale ha la sua ultima tappa nell’alto casertano, ad Alife. La cittadina conserva l’impianto di epoca romana, distinto da un’urbanistica divisa in assi e isole regolari. Altre testimonianze di questo periodo sono l’anfiteatro, il criptoportico e altri reperti conservati nel locale museo archeologico. Alla Alife romana si è sovrapposta quella medievale, epoca a cui risalgono il restauro delle mura e le quattro porte d’ingresso.

Alla rassegna delle bellezze architettoniche e paesaggistiche manca la parte più importante: l’incontro. Che si viaggi soli o in gruppo, un cammino non è compiuto, se non si è trascorso del tempo a parlare con chi abita i luoghi descritti qui sopra o gli altri viandanti. Ogni conversazione è diversa e non è catalogabile, come i monumenti. Meglio che sia il lettore a completare questa parte.

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