Speleologia e Torrentismo

Foto di Natalino Russo

Campochiaro Pozzo della Neve, condotta a -900

Il Matese è tra le montagne carsiche più importanti e note della penisola. Le  grotte e le forre attirano ogni anno centinaia di visitatori, tra speleologi, studiosi o semplici sportivi desiderosi di vivere un’avventura diversa dal solito.
L’esplorazione ipogea è iniziata quasi un secolo fa, e continua a dare risultati entusiasmanti: chilometri di gallerie, sale e meandri. Ad oggi le grotte rilevate e studiate sono oltre ottanta, ma almeno altrettante sono conosciute e in corso di esplorazione.
Pozzo della Neve, la signora del Matese, si apre nelle ombrose faggete del settore nordorientale del massiccio, poco oltre il confine molisano. È una grotta famosa tra gli speleologi di tutta Europa. Con una profondità di 1.048 metri dall’ingresso, è stato tra i primi abissi italiani a superare la mitica soglia dei mille metri di profondità. Oggi le esplorazioni hanno portato il suo sviluppo topografico a oltre sette chilometri complessivi, e le campagne speleologiche continuano a dare risultati.

Sono presenti anche molte forre, profonde e lunghe incisioni nel bianco calcare del cretacico, percorse durante l’epoca del disgelo o dopo forti acquazzoni da vigorosi torrenti montani. Il versante campano è molto ricco di forre. Brevi ma tecniche sono quelle che scendono lungo le pendici di monte Miletto. Le più spettacolari sono però quelle della valle dell’Inferno, con la bellissima cascata dell’Acqua Ricciuta, e del Titerno, sinuosa e ricca di salti molto acquatici. Sul versante molisano graffiano il calcare del Matese la forra del Quirino con l’affluente di destra San Nicola, e la forra di Pesco Rosso, l’ultimo canyon del Matese.