Saepinum e il Tratturo, da fontana S. Nicola

Lunghezza: 32 km
Tempo complessivo: 4 ore
Difficoltà: media
Quote: min. 516, max. 1052
Note: l’itinerario è legato ai percorsi della transumanza, cioè alle migrazioni stagionali dei pastori, esistenti in questi luoghi fin dal IV sec. a.C. Il fulcro dell’escursione è l’antica città romana di Saepinum (oggi Altilia), sorta proprio in funzione della transumanza, come centro commerciale, di sosta e di controllo.
Il percorso è misto: a tratti di asfalto si alternano sterrati e intricati sentieri di montagna.

Si inizia da Fonte S. Nicola scendendo verso Guardiaregia (891 m) e imboccando, dopo circa 1 km, la prima strada asfaltata che sale ripida, a sinistra, in direzione di Casino Albanese. La pavimentazione finisce ben presto e una comoda sterrata porta alla villetta della famiglia Albanese (punto d’acqua), oltre la quale si prosegue su fondo erboso (e a tratti fangoso) fino ad un ampio pianoro: è il campo della Matrona, riconoscibile per un grande albero abbattuto e dall’ affioramento d’acqua.

E’  il punto più complesso dell’itinerario: sul lato sud ovest del campo si valica il filo spinato e ci si addentra in un bosco molto fitto. Si lasca sulla sinistra un rivolo d’acqua (che più avanti si incassa formando un vallone) e si avanza, bici al fianco, tenendo sempre fissa la direzione est sud est.

Usciti dall’intrico di rami, si costeggia un colle, mentre davanti si intravedono le alture di Terravecchia. Dell’antica fortificazione sannita, situata a quota 953, rimangono delle mura ciclopiche e tre porte di accesso: la Postierla del Matese, a Porta dell’ Agropoli e la Porta del Tratturo. Nel 293 a.C., durante la seconda guerra sannitica la città fortificata venne espugnata dal console romano Lucio Papirio Cursore.

Si prende la sterrata, ingombra di grossi massi, che scende a sinistra, dopo aver costeggiato le antiche rovine. La si segue con difficoltà, poiché si divide un dedalo di strade campestri. Il paesaggio è meraviglioso e le case rurali hanno conservato in gran parte la loro architettura originaria (lungo la strada, fontana con acqua potabile).

La sterrata diviene asfaltata e si innesta sulla viabilità principale. Si svolta a sinistra, e dopo un chilometro circa si giunge ad Altilia, la Saepinum romana, sorta all’incrocio di due importanti assi viari: il Tratturo che dall’Abruzzo scendeva alla Puglia e quello che dal Matese si dirigeva verso la pianura adriatica, tant’è che i Romani nel costruire la citta di Saepinum stabilirono il Cardo e il Decumano rispettando il tracciato dei due tratturi.

Si entra nella città romana da Porta Terravecchia e subito si nota sulla destra una strana abitazione, vero collage architettonico, costruita riutilizzando materiali romani provenienti da diversi edifici. Più avanti l’area del foro, la basilica la fontana di Ennio Marso, le splendide porte: una città senza tempo, che ha continuato a vivere  sino ai nostri giorni, abitata da pochi agricoltori che vivono in simbiosi perenne con i secoli passati. Si esce da Porta Bojano, lasciando alle spalle le statue di due barbari prigionieri, immettendosi nel tratturo Pescasseroli – Candela, lungo complessivamente 211 chilometri. Dopo circa cinquecento metri, la sterrata curva a destra mentre l’itinerario prosegue dritto nel tratturo, che continua integro, salvo brevi tratti, per circa cinque chilometri, sino ad intersecare la statale nei pressi del cementificio di Guardiaregia. Non è possibile raccontare la sensazione che si prova nel percorrerlo: in alcuni tratti conserva la sua larghezza originaria pari a 60 passi, 60 metri! La mountain- bike valica colli, guada torrenti, ansima su tratti fangosi e scoscesi, in un continuo saliscendi, dove l’orizzonte è rappresentato dall’infinito scorrere del verde tratturo. Il cementificio a la vicina stazione di Guardiaregia (516 m) riportano alla realtà; si svolta a sinistra e dopo quattro chilometri si raggiunge, in leggera salita, l’abitato di Guardiaregia (732 m; dall’alto del paese suggestiva visione della parte finale delle Gole del Quirino). La salita diventa più impegnativa e dopo aver incrociato sulla destra la chiesa rupestre di S. Nicola, adagiata sul cucuzzolo di una montagna, riporta all’omonima fonte di partenza.