Raviscanina

I Longobardi avevano nel territorio di Raviscanina uno dei loro più importanti centri di culto: ancor oggi, infatti, i due paesi di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife, in una grotta in cui c’è un tabernacolo di chiara discendenza longobarda, venerano San Michele Arcangelo il cui culto fu molto diffuso fra i Longobardi. Durante il periodo longobardo molti territori furono dominio dei Monaci di Montecassino.

Intorno al 1042 con Rainulfo Drengot, i Normanni penetrarono nel Sannio e in pochi anni lo conquistarono, dando origine al periodo feudale. Intorno al 1065-1066 la contea di Alife, smembrata in sette feudi, passò al primo conte normanno Rainulfo II. Raviscanina divenne un forte feudo normanno e comprendeva l’attuale territorio dei comuni di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife. Verso la metà dell’XII secolo in quel lento e continuo infiltrarsi dell’elemento e della potenza normanna nel principato beneventano sorse anche la contea normanna del Molise che tanta parte ebbe nella storia dell’area matesina. La venuta dei Normanni e la conseguente diffusione della feudalità fecero sì che molte delle nobili famiglie meridionali fossero insignite di feudi matesini; fra queste spiccano i d’Aquino, i Pandone di Venafro, i Sanframondo di Cerreto, i Marzano di Sessa e soprattutto i Gaetani d’Aragona che riuscirono a costituire una potente baronia comprendente Alife, Piedimonte, Castello, Fontegreca, Gioia, San Gregorio, San Potito, Raviscanina, Sant’Angelo d’Alife, mentre Capriati con Ciorlano costituirono un’altra baronia appartenente al ramo collaterale dei Gaetani di Laurenzano; la baronia di Prata comprendente Gallo, Pratella e Valle agricola appartenne invece ai Pandone; la contea di Boiano, infine, comprendente quasi tutto il territorio del Molise, alla metà dell’XII secolo fu fondata dal normanno Rodolfo de Molisio.

Quando, al seguito di Enrico VI, figlio del Barbarossa, giunsero gruppi di mercenari che, durante le lotte per il potere, seminarono distruzione e morte in diversi territori del Sannio, anarchia, disordine e miseria si susseguirono anche nel Matese per circa un ventennio finché, nel 1220, fu incoronato imperatore Federico II. Questi, però, per riuscire a domare i suoi irriducibili nemici, ordinò con un editto che fossero abbattute tutte quelle fortezze che potessero rappresentare un pericolo per il potere centrale: fra i castelli del Matese il più danneggiato fu quello di Roccamandolfi.
Dopo la morte di Federico II, nel 1250, Corrado IV e Manfredi, continuarono la lotta contro i feudatari fino all’arrivo degli Angioini.
Nel 1266 comparvero nel Matese alcune milizie francesi al seguito di Carlo d’Angiò sceso in Italia contro gli ultimi svevi e durante il periodo angioino la Contea di Bojano ebbe una vita dura e difficile.

Dopo la guerra del Vespro, il regno, diviso tra Aragonesi e Angioini, decadde rapidamente, trascinando con sé tutte le regioni meridionali che si trasformarono in una landa desolata a causa delle lunghe e sanguinose guerre dinastiche. Nel XIV secolo e precisamente nel 1305, nel 1309 e nel 1349, il Matese fu ancora scosso dal terremoto.
La sconfitta e la fuga di Renato d’Angiò nel 1442 portò anche il Matese sotto il dominio di Alfonso, re di Aragona e di Sicilia. Nel 1456 un nuovo terremoto colpì il Matese.
Trascorso il periodo aragonese, durante il quale le investiture e le assegnazioni feudali vennero in qualche caso vendute dai sovrani, il periodo del Viceregno Spagnolo (1501- 1700), anche le signorie del Matese divennero oggetto di compravendita tra privati, anche se con il benestare del Viceré. Nel 1668 il Matese fu ancora scosso dal terremoto.

Con la fine della feudalità e durante tutto il Risorgimento l’area matesina non fu interessata da nessun rilevante episodio, fatta eccezione di un disastroso terremoto che colpì terribilmente varie località del Matese nel 1805.
Alcuni cittadini parteciparono alle lotte risorgimentali con la spedizione dei Mille e con l’unità d’Italia si sviluppò anche nel Matese il grave problema del brigantaggio, fenomeno che coinvolse tutti i paesi della fascia matesina. Il fenomeno, legato alla ribellione contadina, aveva forti connessioni con le vicende storiche ed economiche dell’epoca e fu combattuto con decisione. L’inizio ufficiale della rivolta armata contadina nel versante molisano risale all’ottobre del 1860. Le bande protagoniste dei fatti accaduti nei paesi del Matese furono quella di Pietro Trifilio, quella di Tommaso di Mundo, il brigante letterato, quella di Andrea Santaniello che diventarono il terrore delle popolazioni e smorzarono ogni tentativo da parte delle Guardie Nazionali, impossibilitate a seguirne gli spostamenti per la difficoltà del territorio infestato.

Durante il ventennio fascista nel 1927, eliminata la provincia di Caserta, il suo territorio fu diviso alle provincie di Benevento, Campobasso, Frosinone, Napoli, ecc. Fontegreca, insieme a Capriati, Ciorlano, Gallo, Letino, Prata Sannita e Pratella, passò alla provincia di Campobasso.
Durante la seconda guerra mondiale, per la sua vicinanza a Cassino, il Matese fu teatro di numerosi bombardamenti. Dopo la guerra il processo di spopolamento ha avuto una accelerazione dovuta all’emigrazione verso le Americhe e verso le città industrializzate.

La provincia di Caserta fu ripristinata, pressappoco con i vecchi confini, dopo la seconda guerra mondiale.