L’anello del ponte di Annibale e dei briganti, da S. Lorenzello

Lunghezza: 38 km
Tempo complessivo: 4h e 30 min
Difficoltà: facile
Quote: min. 227 m, max. 877m
Note: l’itinerario si snoda nel cuore del Sannio, tra i luoghi che furono testimoni prima delle guerre sannitiche e del passaggio di Annibale con i suoi elefanti, poi delle gesta dei briganti.
Il percorso, ad eccezione del tratto Costa La Terra – Ponte di Annibale, è interamente su asfalto.

Dal paese di S. Lorenzello si prende la strada, in parte asfaltata, che si dirige verso “La Pineta”, un rimboschimento della forestale. In una curva (quota 557 m), un sentiero si dirige verso est portando improvvisamente sull’esile e ardita gobba di un ponte romano: il ponte di Annibale, che scavalca le acque del torrente Titerno.

La semplice, antica architettura si taglia sull’ aspra sagoma del monte Cigno (dove sorgeva l’antica Cominium Ceritum, citata da Tito Livio) e sul verde cristallino delle acque. Oltre il ponte una mulattiera conduce sulla provinciale Cerreto – Cusano Mutri: si svolta a destra e dopo poche centinaia di metri e si imbocca una strada asfaltata molto ripida. Dopo circa 3 km si raggiunge il santuario della Madonna della Libera (all’incrocio si svolta a destra, 563 m). Davanti al santuario si notano i resti del podio di un classico tempio sannita. Si prosegue per la strada maestra, in alcuni tratti molto ripida, tra boschetti di rovere e quercia, per circa 5 km, fino a raggiungere il piano alle spalle di Montalto (842 m).

Superba la vista su Monte Cigno, sulla valle del Titerno, sul paese di Cusano Mutrie sulla Civita di Pietraroja. Davanti è il villaggio di Mastramici ( 877 m) fino a pochi anni fa del tutto isolato dalla civiltà moderna: i suoi abitanti, se pure non sono i discendenti dei guerrieri sanniti, certamente hanno in famiglia qualche avo che praticò il brigantaggio.

Mastramici presenta nella sua parte centrale una inconsueta architettura: due filari di case si fronteggiano a pochi metri uno dall’altro, con le loro porte strette e basse, ricordando uno dei tanti “vici” sanniti.Dopo il villaggio si inizia a perdere quota sino ad un bivio, dove si va a destra; la strada comincia a risalire con una serie di tornanti sbuca di fronte ad una cava abbandonata dove si estraeva il famoso marmo rosato di Pietraroja; sopra incombe la mole del Monte Mutria.

Da questo punto in poi l’itinerario è tutto in discesa. Una breve sosta è d’obbligo al Parco Geopaleontologico, dove  sono visibili i resti fossili di pesci risalenti a circa 120 milioni di anni fa (nelle vicinanze fontanile  con acqua potabile). Dopo aver superato il singolare abitato di Pietraroja (794 m), la strada scende veloce con ampi tornanti verso la valle del Titerno: a destra si eleva la parete della Civita, ottima palestra di free-climbing. Un chilometro prima di Cusano Mutri vi è una fontana dalla portentosa acqua oligominerale, leggerissima e molto utilizzata per la cura delle calcolosi: si chiama Fontana dello Stretto e si trova proprio alla fine delle profonde gole del Titerno.

La discesa prosegue veloce oltre Cusano Mutri, addentandosi nella valle, teatro in questo tratto (Stretta di Lavelle ) di varie battaglie tra Romani e Sanniti. Oltre Cerreto Sannita la pendenza diviene più lieve e in breve si ritorna al punto di partenza, S. Lorenzello.