L’acquedotto ipogeo

L’abitato di Faicchio, in provincia di Benevento, ancora fino a pochi decenni fa era alimentato da un antico acquedotto che alimentava tre fontane pubbliche. Acquedotto corre a pelo libero e si sviluppa per oltre 1 km nel detrito di falda drenando le acque dell’appendice occidentale del Vallone di Frunna. Esso fu intercettato durante uno scavo in località Fontana Vecchia nei pressi della chiesa Santa Maria di Costantinopoli ed in seguito è stato esplorato e rilevato tra il 1993-94 dal Gruppo Speleologico del Matese (Caiazza, 1997).

L’acquedotto presenta un tratto di monte costruito da una parete di gallerie drenanti con funzione di captazione e d’un tratto di Valle con funzione di adduzione per l’alimentazione delle fontane. Le due “sezioni” sono separate fra loro da muri in pietrame e malta di epoca imprecisata. Le gallerie drenanti oggi non presentano portate significative mentre in passato erano molto più attive anche grazie gli interventi di manutenzione che provvedevano a rimuovere, per scalpellatura, le concrezioni calcaree depositate dalle acque e che contribuivano a sigillare le pareti. Il forte concrezionamento che ha interessato una delle ramificazioni drenanti gli è valsa addirittura l’appellativo di Grotta Bianca.

Dai rami di captazione, l’acquedotto continua verso valle nel condotto di adduzione dove si rinvengono anche le opere del tombino di presa che alimentava la Fontana Vecchia. Lungo il percorso, che si sviluppa in direzione SSW per poi deviare prima verso SW e poi decisamente verso W per 600 m, si incontrano 11 pozzi verticali alcuni dei quali privi di rivestimento o franati. Frequenti in quest’ultimo tratto sono numerosi interventi di manutenzione del condotto, che si sono succeduti nel corso dei secoli, miranti a stabilizzare e consolidare le pareti dello scavo con blocchi di tufo e malta.

La fattura dell’opera indica che essa è stata realizzata da cavatori esperti che hanno ben conservato l’andamento delle gallerie e delle sezioni di scavo.

A causa dell’ostruzione del condotto, non è stato possibile raggiungere la derivazione che alimentava la fontana nei pressi della chiesa di San Giovanni per verificare l’andamento finale

dell’acquedotto e, pertanto non è chiaro se esso terminava nei pressi della chiesa alimentando una villa romana che si trovava in questo luogo o l’abitato; viceversa poteva proseguire valicando il Fiume Titerno, a sud, verso una villa romana della piana di Telesia uno raggiungere la città stessa, oppure, più verosimilmente, proseguire in destra del  Titerno fino alla cisterna romana di età repubblicana in località Odi, 2 km più a valle (Caiazza, 1997).

In merito all’epoca di realizzazione, almeno di età romana, considerando la presenza in sito di un importante centro sannitico è stata avanzata l’ipotesi che si tratti addirittura di un’opera preromana. A sostegno di ciò concorrono anche la tipologia costruttiva dell’acquedotto che non presenta caratteristiche tipicamente o esclusivamente romane (Caiazza, 1997).

In epoca moderna l’acquedotto avuto un prolungamento, oggi isolato dal tratto più antico ed accessibile da un’apertura in strada, con lo scopo di alimentare le altre due fontane del centro storico. L’andamento irregolare ed una sezione di scavo incostante sembrano confermare che l’opera sia stata realizzata da maestranze poco esperte; mentre le murature sono di fattura recente e non ci sono iscrizioni più antiche del 1869 e consentano di risalire ad un’epoca di costruzione più precisa.
(da Grotte e speleologia della Campania – Sellino editore, 2005)

Per maggiori informazioni sull’acquedotto ipogeo di Faicchio è possibile consultare il libro del Gruppo Speleologico del Matese “L’Acquedotto ipogeo ed altre antichità di Faicchio” curato da Domenico Caiazza, pubblicato dalla Banca Capasso Antonio spa nel 1997, nella collana dei Libri di Arte, Scienza, Cultura, disponibile presso la sede della Banca in Alife.

Scarica il rilievo dell’acquedotto

Galleria fotografica