La Valle dell’ Inferno

Lunghezza: 30 km
Tempo complessivo: 5 ore
Difficoltà: per buoni ciclisti
Quote: min. 176 m, max.  1130 m

Dalla piazza De Benedictis di Piedimonte Matese (176 m), si prende la strada che porta al santuario francescano di S. Maria Occorrevole (affreschi del XV secolo.). questo primo tratto su asfalto, in forte pendenza, fa guadagnare subito quota (il Campanile, 522 m) per poi proseguire con pendenza uniforme e dolci tornanti sin dove inizia una strada, sassosa, a fondo sconnesso.

Dopo un lungo tratto pietroso, che può creare problemi di aderenza delle ruote, e dopo aver costeggiato un vivaio della forestale , si raggiunge il pianoro dell’Ariola (1130 39). Da qui è possibile spaziare con lo sguardo sulla parete centrale del massiccio del Matese, dalle pendici orientali della Gallinola al Miletto ed ai contrafforti di Colle Tamburo.

Si prosegue sempre sulla sterrata, prima in leggera salita poi in discesa sino ad un evidente bivio, dove si lascia la strada (che continua in salta verso nord), scendendo a sinistra sino ad un fontanile (acqua non potabile). Si imbocca un sentiero che attraversa il fosso passando sul lato destro, poi lo costeggia mano a mano che questo diventa un vallone. La discesa diventa particolarmente ripida con tornanti continui ed esposti. Il fondo è ingombro di sassi, anche di grosse dimensioni, e il percorso risulta estremamente impegnativo. Il sentiero si esaurisce nel pianoro delle Grassete, meta prediletta di cinghiali che arano il terreno alla ricerca di tuberi e radici. La cupa valle Dell’Inferno, monumento della natura costruito nel corso di 200 milioni di anni, scorre sulla destra: in alto non è raro il volteggiare delle aquile, che vi nidificano stabilmente. Dopo una tranquilla pedalata nello splendido scenario della vallata si arriva a due ruderi di vecchie case rurali: qui inizia il nuovo sentiero stavolta incassato tra muretti di pietra calcarea. La discesa porta quindi ad un tratto di pietrame intramezzato da un nuovo pianoro (Campo del Puledro). Sulla destra una voragine di  oltre 100 m e la oscura bocca di un inghiottitoio fossile stanno a testimoniare la particolare evoluzione carsica di questo tracciato fluviale.

Si arriva ad un fontanile (acqua potabile) e dopo un piccolo tratto su sterrata (in alto a destra si notano i resti di una cinta muraria e di una torre, facenti parte di un monastero cistercense (del secolo XIII) inizia l’asfalto che con una ripida salita si congiunge con la statale 158. Da qui, attraverso le viuzze del paese di Castello Matese, si scende a Piedimonte lungo la vecchia mulattiera a gradoni che termina nei pressi del settecentesco Palazzo Ducale dei Gaetani d’Aragona.