La Grotta di San Michele

L’insediamento che riveste una particolare importanza è quello della grotta di San Michele sul versante sud del monte Monaco di Gioia nei pressi di Faicchio, sia per la sua storia che per gli affreschi che vi si trovano. Un primo studio è stato pubblicato da L. Festa, che giustamente nota il silenzio dei precedenti studiosi dallo Schultz, al Salazaro, al Bertaux (Festa, 1972). La grotta è chiusa all’esterno da un muro che lascia libera la sua parte superiore in modo che la luce possa illuminare l’ambiente interno. Nel muro tre aperture immettono in tre vani l’ultimo dei quali, coperto da volta a botte, è l’ingresso al luogo sacro.

Nell’interno una scala tagliata nella roccia conduce al vano superiore, la cripta vera e propria, di circa 10 m di larghezza per poco meno di profondità, con il soffitto alto dai quattro ai 5 metri. Un semplice altare in pietra adorna l’ambiente e dietro di questo un piccolo corridoio conduce ad un vano di 2 m per due, dalla volta vagamente concava e pressoché immersa nel buio poiché l’apertura che abbiamo lasciato le spalle e ormai lontana. Nella parete di fondo, segnata ad un arco che delimita una specie di abside è rappresentato il Cristo tra due angeli, un’aquila ed un santo. Nella parete destra sono ricavate due absidiole, in una delle quali è rappresentato un arcangelo guerriero, probabilmente San Michele, genius loci di tanti di questi luoghi legati alla devozione delle genti longobarde. Al di sopra delle due curve debilitanti le absidiole, la parete presentano fresco contenente sei figure: sono S. Pietro, S. Andrea, la Vergine in trono che presenta il Bimbo benedicente con la destra e con un rotulo nella sinistra; ancora un santo nome riconoscibile e poi San Giovanni. Procedendo nello stesso senso si incontra l’arco d’ingresso alla cappellina che la parte interna, reca tre figure di santi: sono i tre evangelisti Matteo, Marco e Luca. Nella parete di sinistra una sola absidiola nella quale dovevo essere rappresentata in un primo momento la Madonna in maestà. Questa fu poi sostituita, ma non tanto che non ne restasse visibile la traccia, da una annunciazione con l’Angelo Gabriele proveniente dalla sinistra e la vergine, biancovestita, stante sulla destra. Anche su questa parete, al di sopra dell’arco, è rappresentata una teoria di santi, quasi intere le due figure laterali effigiate soltanto nei busti quelle centrali man mano che la curvatura dell’arco riduce lo spazio a disposizione. Le scritte indicanti i nomi sono ancora parzialmente leggibili quelle di San Giacomo, San Filippo, S. Bartolomeo, San Simone, San Tommaso. Nella volta della leggera curvatura e dipinto un crocifisso dalla grande aureola, gli occhi sbarrati e severi nella fissità della rappresentazione del Cristo triumphants , con ai lati la vergine Maria a destra e un soldato con la lancia nella sinistra.

Anche questa cella isolata, forse la ecclesia santi Angeli quae dicitur ad gruttam di cui parla Pietro Diacono nella sua continuazione della Cronica Cassinese di Leone Ostiense, dovette essere all’inizio autonoma dimora di un nucleo di religiosi che, pur eleggendo la loro sede in un posto così isolato, restavano pur tuttavia non distanti da una strada di transito quale quella che attraversava la valle del Titerno denominata dal Monaco di Gioia. Degno di approfondimento è il rapporto che poté essere stabilito tra questo insediamento e il monastero di San Salvatore Telesino, sulla strada che da celeste porta a Faicchio, che D. Marocco data verso la metà del XI secolo ritrovandone i residui di affreschi dell’abside dell’antica chiesa del monastero “abbastanza chiaramente i segni e i caratteri del XI secolo (Marocco, 1951)”, sebbene il carattere e l’importanza religiosa e politica di questi insediamenti va ancora approfondita e chiarita. Lo Jannacchino, studioso locale degli inizi del secolo, fornisce delle indicazioni che spingono ad ulteriori ricerche: “… i Longobardi… Sommamente devoti all’Angelo del Gargano… dovunque eravi una grotta o uno speco eressero un altare ovvero alcun santuario all’Angelo S. Michele. Havvi una grotta a lui sacra nel casale di curti e una chiesa ora diruta in Sasso S. Angelo in quel di Guardia Sanframondi (Jannacchino, 1900)”.

(da Grotte e speleologia della Campania – Sellino Editore – 2005)

Galleria fotografica