Il Volturno in canoa

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La discesa del volturno in canoa

Lungo il corso del fiume, che ha segnato la storia d’Italia, per ritrovare il senso del suo scorrere lento tra natura e storia, uomini e cose.
Un’avventura per assaporare in compagnia di salici e pioppi il volo degli aironi o rievocare alla mente le innumerevoli battaglie combattute sulle sue rive, ascoltando nei mormorii del vento il glangore delle armi: dagli indomiti guerrieri sanniti alle legioni di Roma, dalle orde dei saraceni ai laboriosi monaci dell’Abbazia di san Vincenzo al Volturno, dalle camicie rosse dei garibaldini ai soldati della V Armata del generale Clark, durante l’ultimo conflitto mondiale.

Informazioni e note tecniche

La prima parte del corso del Volturno, a monte del paese di Colli Al Volturno, che non rientra nell’itinerario proposto, ha carattere alpino con rapide di 4° e 3°, forti dislivelli e una portata di 10 mc/sec. circa. A valle, sino alla diga di Torcino, difficoltà di 3°, con letto ampio e numerosi rami soggetti a variazione. A valle del ponte dei Quattroventi il fiume si calma e scorre tortuoso in un ramo unico infossato con difficoltà sempre minori (3°,2°,1°). Nel tratto alifano del fiume notevoli sbarramenti di alberi ostacolano la progressione. Dalla confluenza con il fiume Calore sino alla foce non vi sono difficoltà di rilievo (1°), a parte i numerosi sbarramenti esistenti per l’uso irriguo del fiume.
Il fiume Volturno è stato disceso per la prima volta, nella parte alta, nell’aprile del 1971 da Alberto Biagi, Carlo Grigioni e Angelo Ramella di Milano. Nella parte bassa, nel febbraio del 1977, da Maurizio Avellini, Alfredo Capitani, Fulvio Florio del Canoa Club Cassino e Guglielmo Granacci di Milano.
Nell’anno 2000, in più riprese, il fiume è stato disceso da Ponte Latrone, al confine tra Molise e Campania, sino alla stretta di Triflisco, da Salvatore Capasso, Luciano Santagata, Nicolino Lombardi e Antonio Orsini. Le cinque tappe proposte in questo itinerario sono frutto dei resoconti raccolti durante quelle discese. L’itinerario ha una lunghezza complessiva di 105 chilometri, e copre circa il 60% dell’intero percorso.

Il fiume Volturno in cinque tappe
Le cinque tappe proposte in questo itinerario fluviale hanno una lunghezza complessiva di 105 chilometri ( le distanze sono approssimative):

  1. Ponte Latrone – Ponte del Re 11 chilometri
  1. Ponte del Re – Ponte dei Quattroventi 25 chilometri
  1. Ponte dei Quattroventi – Ponte Margherita 20 chilometri
  1. Ponte Margherita – Confluenza Fiume Calore 19 chilometri
  2. Confluenza Calore – Stretta di Triflisco 30 chilometri

1 tappa – Ponte Latrone -> Ponte del Re
Lunghezza 11 chilometri.

Tappa di media difficoltà tranne qualche passaggio di 3°

Tempo di percorrenza 5-6 ore circa.

La discesa del fiume Volturno inizia appena dopo la confluenza con la Rava delle Cupelle – mt. 216 slm -, in Campania, presso i ruderi romani di ponte Latrone. Lo storico G.F. Trutta nelle sue “Dissertazioni Istoriche delle Antichità Alifane”, pubblicato a Napoli nel 1776, così descrive il ponte: “ Era egli ancora ad un sol arco, ma di palmi 100 di diametro, ossia di distanza da pila a pila, da me misurata. Queste, che ancora restano in piedi, e all’asciutto (poiché il fiume ha lasciato il vecchio letto, che era fra di esse, se ne ha fatto un nuovo dalla parte occidentale)…”. Lo si osserva anche oggi nelle medesime condizioni in cui fu visto e studiato dal Trutta. Il Volturno dopo duecento anni non ha cambiato il suo letto e continua a scorrere rumorosamente nella parte ad occidente, dove piccoli salti di pendio formano rapide che rendono la discesa impegnativa.
Le rapide terminano alla fine del bosco di Torcino, famoso al tempo dei Borboni per le ricche riserve di caccia, con una “esse” molto veloce. Si trasborda destra, attraverso una fitta boscaglia di arbusti e tronchi portati dalle acque. Poi il fiume si distende, la corrente rallenta, diventa facilmente navigabile sino alla diga di Torcino (mt. 175 slm). Si trasborda di nuovo, questa volta sulla riva sinistra, percorrendo un piccolo tratto a piedi sulla strada asfaltata che da Capriati al Volturno mena al bivio per Venafro. Il tratto dalla diga al Ponte del Re è dolce, con acque calme, piccole rapide facilmente abbordabili. Anzi spesso, in regime di magra, occorre scendere dalla canoa perché in questo tratto i sassi affiorano a pelo d’acqua. Sulla sinistra si notano i ruderi di due ponti. Il primo è di pietra calcarea squadrata ed inclinata su di un fianco. A destra si notano i resti dell’altro pilone. Del secondo, un po’ più avanti, affiora solo la breccia di riempimento.
L’arrivo sotto il Ponte del Re è suggestivo e maestoso. Si deve prestare attenzione alla cascata sotto l’arcata centrale. Si guadagna la riva a sinistra e attraverso un piccolo sentiero tra i campi si raggiunge la strada asfaltata.

2 tappa – Ponte del Re -> Ponte dei Quattroventi
Lunghezza 25 chilometri

Percorso facile

Tempo di percorrenza 6 – 7 ore circa.

Il percorso è abbastanza lungo e tortuoso. Nei periodi di secca il tratto subito dopo il Ponte del Re è privo d’acqua. Tocca spingere la canoa sui sassi. Dopo qualche chilometro dalla partenza il fiume diventa più largo, ricco di vegetazione, soprattutto pioppi e salici. Sino al comune di Presenzano il Volturno continua a segnare il confine tra Molise e Campania. Il fiume non è mai molto profondo ma navigabile. In località Le Mortine occorre tenere la sinistra per evitare un tratto del fiume che si impaluda. Prima di Vairano Patenora vi sono molti banchi di ciottoli ed il fiume inizia a diventare molto più largo e profondo per la presenza della diga di Ailano. Nei pressi vi è la famosa abbazia della Ferrara, costruita dai monaci cistercensi nel XII secolo. Oggi ridotta quasi a rango di rudere, ebbe il periodo di massimo splendore verso la metà del secolo XIII quando ospitò tra le sue mura Federico II. Pregevole è l’affresco che raffigura la sepoltura di Malgerio Sorel, nobile del tempo che fu falconiere dell’Imperatore e monaco. Prima dello sbarramento si ormeggia la canoa sulla riva sinistra, nei presi della casetta del custode. Si supera il ponte e si scende di nuovo nell’alveo del fiume. Da questo punto sino al Ponte dei Quattroventi la portata del fiume scende vertiginosamente. In periodi di secca diventa un rigagnolo ma riacquista vigore nei pressi del Ponte.

3 tappa – Ponte dei Quattroventi -> Ponte Margherita
Lunghezza 20 chilometri

Percorso facile, tranne che per gli intrichi di rami nelle vicinanze della confluenza con il fiume Torano (sinistra orografica)

Tempo di percorrenza 6-7 ore circa.

L’accesso è dal lato di Pietravairano, oltre il ponte venendo da Alife, dopo il quadrivio. Il primo tratto si presenta con un fondale basso e con numerosi intrichi di rami sino ad un evidente arrivo sulla destra orografica, con acqua pulita e chiara. Il fiume diventa navigabile e profondo con quinte di salici su entrambe le rive. In questo tratto i tralicci dell’alta tensione attraversano il fiume in diversi punti, assecondando le anse e i meandri. Nel tratto nei pressi dell’abitato di Latina è visibile l’antico ponte romano detto “dell’Inferno”, così descritto dal Trutta: “Non è lontano da Alife più di miglia quattro, e si conosce dalle sue rovine, che era a due ordini di archi, l’uno sopra l’altro, cioè uno di essi più basso, sotto di cui la corrente camminava, e l’altro con archi grotteschi, su di cui passava”.
“ Per questo ponte – prosegue il Trutta – non dubito che andassero sul Contado Falerno quei Sanniti che ritornando a casa carichi di preda, sul Volturno attendarosi, ed ivi fur di notte sorpresi e disfatti dal console Sempronio”.
Il fiume è largo, profondo e navigabile sino ad alcuni evidenti arrivi sulla sinistra, affluenti del fiume che scendono dalle giogaie del Matese – Maretto e Torano – che purtroppo con i loro detriti ostruiscono il corso del fiume trattenendo rifiuti di ogni genere e rendendo questo tratto tra i più inquinati in assoluto”. Dopo l’ultima confluenza del fosso Torano l’alveo si amplia e numerosi aironi si levano in volo al passaggio della canoa. Sono state avvistate in questo tratto numerose nutrie. Siamo ai margini di un vasto lago artificiale, formato dalla incontrollata attività estrattiva che ha interessato questo tratto del Volturno.
Dopo l’ultima ansa si intravedono i piloni del ponte Margherita, meta finale di questa tappa.

4 tappa – Ponte Margherita -> Confluenza fiume Calore
Lunghezza 19 chilometri.

Percorso di media difficoltà, tranne che per una rapida di 2° presso le colline di Composto e Compostella, dopo il ponte della strada a scorrimento veloce Telese – Caianello

Tempo di percorrenza 6-7 ore circa.

L’itinerario inizia al ponte Umberto-Margherita, tra Alife e Dragoni, costruito nel 1868, abbattuto nel 1943 e ricostruito dall’Anas nel 1953. Il fiume, in questo tratto, è molto navigabile. A sinistra vi è la confluenza con l’altro ramo del Torano, nei pressi del mulino Vernelle. Lunghi filari di pioppi bordano il corso del fiume. Si transita in località Anici, dove sono presenti numerose scafe (guadi che permettono agevolmente l’attraversamento del fiume) e con un po’ di fortuna sono osservabili i ruderi del ponte romano degli “degli Anici”, dal nome del console romano Anicio Glabrione Fausto che lo edificò (nell’anno 2000, il ponte che unisce di nuovo le due sponde del Volturno non era stato ancora costruito). Fiume largo, imponente, senza intralci alcuni, a eccezione di una inaspettata rapida, molto veloce, con grossi massi nell’incavo, a circa due chilometri dopo il ponte sulla strada a scorrimento veloce, dove il fiume svolta a settentrione, con un’inversione di 180°, per poi riprendere l’originaria direzione, pigro e sonnolento. Per il superamento del salto tenere la destra e superarlo in velocità. Dopo aver aggirato il colle di Composto si transita sotto il ponte di Ruviano e sino al successivo ponte di Amorosi non vi sono particolari ostacoli. E’ il tratto più bello in assoluto. Le rive sono sabbiose e spesso, d’estate, si incrociano gitanti con ombrelloni e sdraio che prendono il sole e si tuffano nel fiume per un bagno refrigerante. Non è possibile transitare sotto quest’ultimo ponte, ma occorre trasbordare sulla riva sinistra. Il fiume scorre rapido e dopo circa due chilometri si raggiunge la confluenza con il Calore. Il posto è stupendo. Una doppia fila di salici borda l’ultimo tratto del Calore che affoga nel Volturno. Un comodo approdo sulla destra è utilizzabile per un bivacco notturno, sotto le stelle.

5 tappa – Confluenza fiume Calore -> Stretta di Triflisco
Lunghezza 30 chilometri

Percorso senza alcuna difficoltà tecnica

Tempo di percorrenza 8-9 ore circa

Dalla confluenza si affrontano subito delle piccole rapide che, con una stretta curva ad “esse”, immettono nel tratto dove il fiume definitivamente diventa calmo e molto profondo. Un lungo tratto rettilineo lambisce dei grossi banchi di tufo. Si lascia sulla destra il cimitero di Castel Campagnano e si transita nei pressi di una zona dove l’attività estrattiva è molto intensa. Da questo punto si gode un’ottima visuale sulle colline di Caiazzo, mentre l’alveo del fiume si apre a dismisura con problemi di progressione nel caso spirino venti dai quadranti meridionali. Il fiume, largo in questo tratto più di trenta metri, incomincia a subire notevoli variazioni di livello per effetto dello sbarramento di Triflisco, molto più a valle, usato per scopi irrigui. Si transita sotto il ponte della Fagianeria e ci si immette nella caratteristica ansa ad uncino, dove nell’ottobre del 1943 la V Armata del generale Clark sfondò la prima linea tedesca. Da qui in poi la corrente rallenta vistosamente, con poco abbrivio e molte pagaiate. Nei pressi della stretta di Triflisco occorre prestare la massima attenzione alla postazione di tiro a piattello sulla riva sinistra. I consiglia di trasbordare subito a destra, molto prima dello sbarramento, in modo da utilizzare la strada, che in questo tratto è vicinissima al fiume, per il recupero della canoa.

Dalla stretta di Triflisco sino alla foce rimangono 57 chilometri da percorrere.
Vi sono alberghi e ristoranti raggiungibili da ogni tappa, anche se si consiglia di effettuare l’itinerario proposto con tenda e sacco a pelo per vivere appieno il viaggio in canoa.

1° tappa ristoranti e alberghi nei dintorni di Venafro.

2° tappa ristoranti e albergo a Pietravairano.

3° tappa ristoranti, alberghi, agriturismi ad Alife, San Potito Sannitico, Dragoni.

4° tappa ristoranti e agriturismi a Castel Campagnano.

5° tappa ristoranti e alberghi a Triflisco e Capua.