La Transumanza

Le migrazioni di greggi e pastori alla ricerca di pascoli stagionali erano riti particolarmente importanti per il territorio del Matese e le valli che lo circondano. Già nel IV sec. a.C. la transumanza si serviva di piste che dall’Abruzzo, dalla Sabina o dalla pianura Campana andavano sino in Puglia: piste che diventeranno le “callespublicae” dei Romani e i “tratturi” nel medioevo. I tratturi misuravano uno sviluppo continuo complessivo calcolato intorno ai 3.100 km. C’erano poi i tratturelli e i bracci a completare una fitta rete di comunicazione. Il Matese è interessato dal tratturo Pescasseroli-Candela, che ancora oggi corre adiacente al Massiccio del Matese, da Isernia a Sepino. Un braccio laterale, il Cortile-Matese, che ha inizio nei pressi del Lago del Matese, supera il Passo del Perrone, e si immette nel tratturo a valle dell’abitato di Guardiaregia. Le greggi, che sostavano nella Pianura Alifana, tramite mulattiere e piste che risalgono ancora le pendici del Matese, raggiungevano il Lago e da lì si immettevano nel rete dei tratturi che le avrebbero condotte nel Tavoliere delle Puglie. Percorrendo oggi il tratturo, i tratturelli e i bracci si notano ancora i luoghi previsti per il riposo delle pecore, chiamate “poste”, i ruderi delle taverne dove i pastori si fermavano per rifocillarsi e le chiese che sono ubicate nei pressi degli antichi luoghi di culto pagani.

La caduta di Roma e la disgregazione dell’Impero trasformarono l’Italia in un cimitero di città, con influssi negativi anche sulla pastorizia. Il Matese, tuttavia, rappresentò di nuovo un’isola di salvezza per molte popolazioni decimate: le abbandonate cittadelle sannitiche riecheggiarono nuovamente di vita, e umili capanne sorsero  in gran numero tra le antiche mura poligonali. La montagna rimase fondamentalmente isolata per più di un millennio, mentre nelle pianure circostanti dopo l’anno mille tornò ad espandersi la transumanza, che divenne particolarmente florida tra il 1300 e il 1700. Significativo in tal senso è il famoso codice stilato nel 1447 dal Alfonso I° d’Aragona, la “Dogana della mena delle pecore in Puglia”: una regolamentazione precisa e puntuale del mondo della transumanza, che aveva il duplice scopo di incrementare la produzione della lana e introdurre una gestione diretta dello Stato.

I secoli XVIII e XIX segnarono un progressivo declino del mondo pastorale: sulle montagne del Matese, però, venne il tempo dei briganti. L’ultimo viaggio di un pastore di San Gregorio Matese verso la Puglia risale al 1975.