Il Matese

A cavallo tra le province di Campobasso e Caserta, il massiccio del Matese rappresenta un piccolo gioiello dell’Appennino centro – meridionale. Il complesso montuoso, l’antico MonsTifernus, è formato da calcare ricco di fossili, emerso dal mare più di 100 milioni di anni fa. La vetta più alta è quella del monte Miletto (2.050 metri s.l.m.) da cui, nelle giornate più limpide, è possibile scorgere contemporaneamente l’Adriatico e il Tirreno.

L’origine marina è evidente anche a un’esplorazione sommaria della roccia. Il Matese presenta notevoli e imponenti fenomeni carsici, sia in superficie che in profondità: valli chiuse, polje (grandi bacini con fondo pianeggiante), doline, inghiottitoi e grotte caratterizzano buona parte del territorio, che è quindi ricchissimo di acque sotterranee. Vi si trovano numerosi pianori carsici, vertiginose gole, profondi abissi, tra i più profondi d’Italia, accessibili solamente a speleologi esperti.

Al centro del massiccio si estende il lago del Matese. Trasformato in un bacino artificiale, mediante la costruzioni di più dighe che hanno isolato gli inghiottitoi presenti sul lato meridionale, ospita numerose specie di uccelli nidificanti e di passo.

La fauna è assai ridotta rispetto al passato ma in lenta e costante ripresa. L’orso è estinto da almeno un secolo, mentre il lupo è in netta ripresa. Sono comunque presenti il cinghiale, la martora, il gatto selvatico, il tasso, il ghiro, e tra gli uccelli l’aquila, il gufo reale, il picchio rosso, il falco pellegrino, lo sparviere. La vegetazione è formata da latifoglie decidue, castagneti e querceti alle quote più basse; conifere, faggete e pascoli a quelle più alte. Dopo i 900 metri si incontrano immensi boschi di faggi. I pianori carsici presentano splendide fioriture primaverili.

Importante anche dal punto di vista culturale, il Matese ospita insediamenti sanniti e romani. Imponenti mura megalitiche sono presenti sul monte Cila, nei pressi di Piedimonte Matese, e a Terravecchia di Sepino.