Il grande anello del matese

Per scoprire gli aspetti geologici, naturalistici e storici del massiccio del Matese viene proposto un itinerario di una settimana in mountain bike. E’ un anello della lunghezza di 216 chilometri, suddiviso in sette tappe, complessivamente impegnativo. La maggior parte del percorso si svolge su sterrate e antiche mulattiere, ma vi sono anche tratti su viabilità ordinaria, a bassa intensità di traffico, e su sentieri di montagna. A parte un pernottamento in tenda, tutte le tappe iniziano e terminano in centri dov’è possibile trovare alloggio e vitto.

Punto di partenza e di arrivo è la Sella del Perrone, il passo a quota 1.260 che segna il confine orientale del Matese, tra Campania e Molise, che si raggiunge solo con l’auto: da versante tirrenico lasciando l’autostrada A1 a Caianello e proseguendo per Piedimonte Matese e San Gregorio; da quello molisano percorrendo l’Appulo Sannitica, direzione Campobasso, uscendo al bivio per Guardiaregia. La cartografia necessaria è rappresentata dalle tavolette IGM in scala 1:50.000, fogli 418, 405 e 404.

 

1. Sella del Perrone – Sepino

Lunghezza: 27 chilometri.
Altitudine: minima 516 metri / massima 1.260.
Tempo di percorrenza: ore 5
Difficoltà: facile

Dalla Sella del Perrone (1.260 metri) si prende la strada bianca in salita e si entra immediatamente in una delle più belle faggete del Matese. Al primo bivio si prosegue a destrac osteggiando un ampio pianoro con abbeveratoio: è Piscina Cul di Bove, da cui prende nome il vicino abisso (-913 metri). Si prosegue diritto, tra grandi doline e faggi secolari, sino al successivo ed evidente bivio dove si svolta ancora a destra. A circa 100 metri, nel cupo bosco, si apre in fondo a una dolina il Pozzo della Neve, uno dei maggiori abissi d’Italia che raggiunge la profondità di 1.048 metri.

La strada scende decisamente su fondo sconnesso e pietroso. A un nuovo bivio si tiene sempre la destra; dopo circa 600 metri si sbuca su di una radura con un lungo abbeveratoio, e si svolta a sinistra sempre su strada sterrata ma con fondo compatto. La strada è ora pianeggiante: si supera Valle Uma e, dopo una serie di curve in discesa, si raggiunge in breve Fonte Francone. La strada, ora asfaltata, scende repentinamente sino al paese di Campochiaro (731 metri). Dopo averlo attraversato ad una grande rotonda si volta a destra e dopo qualche centinaio di metri si imbocca una strada bianca a sinistra, nei pressi di un campo di volo. Qui ci si immette sull’antico tratturo della transumanza Pescasseroli – Candela, che dalle terre d’Abruzzo scende sino in Puglia: un percorso di grande e suggestiva bellezza che a tratti conserva la larghezza originaria di 60 passi, pari a 111,5 metri. Dopo circa un chilometro si guada il torrente Quirino e, attraversata la statale, si prosegue sino sul tratturo sino all’antica Saepinum (oggi Altilia). Dopo circa tre chilometri di asfalto si raggiunge l’odierna Sepino, dove termina la tappa.

 

2. Sepino – Faicchio

Lunghezza: 41 chilometri.
Altitudine: minima 175 metri / massima 1.219 metri
Tempo di percorrenza: ore 5/6
Difficoltà: media difficoltà

Itinerario molto lungo e panoramico che si sviluppa interamente su strade asfaltate ma poco trafficate.

Da Sepino si sale dolcemente tra boschi di cerri e faggi al Passo di Santa Crocella (1.219 metri). Segue una ripida discesa su Pietraroja; poco prima del paese, di fronte a una cava di marmo, si prende a sinistra una strada in direzione di Mastramici (877 metri). Superato il ponte e il successivo pianoro si scende al santuario della Madonna della Libera (563 metri) con una eccezionale veduta su monte Cigno, sulle gole del Titerno e sul paese di Cusano Mutri. Al successivo bivio si volta a sinistra e dopo circa tre chilometri si raggiunge la strada che viene da Cusano Mutri e la si segue sino a Cerreto Sannita: verso valle si può ammirare l’ardita sagoma del ponte di Annibale, che scavalca le acque del Titerno.

Dopo Cerreto Sannita si prosegue alla volta di San Lorenzello; quindi costeggiando il Titerno si giunge al borgo di Fontana Vecchia, dove è visibile un tratto del vecchio acquedotto romano. La tappa termina a Faicchio nei pressi del castello (175 metri), che risale al secolo XV.

 

3. Faicchio – L’Arito

Lunghezza: 27 chilometri.
Altitudine: minima 175 metri / massima 1.200.
Tempo di percorrenza: ore 6/7
Difficoltà: impegnativo

Itinerario per metà su asfalto e per metà su sterrato, con forti dislivelli.

Da Faicchio si raggiunge  su asfalto Gioia Sannitica (275 metri). Appena dopo l’abitato si imbocca a destra una ripida strada che sale al castello di Gioia, antecedente al secolo XIV. Qui conviene fare scorta d’acqua.

Si prosegue tenendo la sinistra sino al paese di Curti dove, all’altezza di una scuola si gira a destra. Al successivo bivio si prende a sinistra: la strada, ora asfaltata, sale sino alla piana delle Pesche. Arrivati al grande pianoro si gira a sinistra e si prosegue nel bosco sino al laghetto dei Sugli. Costeggiando a sinistra il bacino si giunge a un campo carsico in fondo al quale, nascosto dal fogliame del bosco, inizia un sentiero che scende in un pianoro sottostante. Si prosegue su una sterrata (al bivio a sinistra) sino a raggiungere una sella con splendida vista sulla vallata e sul monte Pastonico. La successiva discesa presenta un fondo molto sconnesso. Giunti a un fontanile si sale a sinistra, quindi a un primo bivio a destra e a un secondo a sinistra (località Calvaruse).

Si tiene la destra fino al bivio successivo, poi si prosegue diritto fin quando la sterrata si innesta sulla strada che sale da San Potito Sannitico: si gira a destra e successivamente, sul pianoro, ancora a destra. Siamo sull’altopiano dell’Ariola, vasto spazio da cui si gode la vista dei monti Miletto e Gallinola. Il percorso si fa quasi pianeggiante, in leggera pendenza, ma con fondo molto sconnesso. A un bivio si gira a sinistra ( a destra si sale verso colle delle Carbonere) e dopo un chilometro e mezzo si arriva alla località Arito. Si segue la strada sino a un fontanile (acqua non potabile). I pastori del luogo sono molto ospitali e da loro si può trovare, d’estate, oltre che alloggio anche dell’ottimo formaggio. L’alternativa è la tenda.

 

4. L’Arito – La Falode

Lunghezza: 28,4 chilometri.
Altitudine: minima 432 metri / massima 1.300 metri.
Tempo di percorrenza: ore 6/7
Difficoltà impegnativo.

Itinerario in parte su sterrato e in parte su asfalto, impegnativo per alcuni tratti in discesa molto sconnessi e per il dislivello in salita nella seconda parte del percorso.

Dall’Arito si imbocca un sentiero che attraversa il fosso sul lato destro, poi lo costeggia a mano a mano che questo diventa un vallone. La discesa diventa ripida e il fondo è ingombro di sassi, anche di grandi dimensioni. Il sentiero si esaurisce nel pianoro delle Grassete: sulla destra si apre la cupa e spettacolare Vale dell’Inferno. Si attraversa il pianoro e si giunge ai ruderi di vecchie case rurali, dove una strada abbastanza ampia, sempre sterrata, costeggia un muro a secco. La discesa termina in una ampia radura (campo del Puledro): sulla destra un parete color ocra testimonia l’origine carsica della valle. Proseguendo si entra nella valle Orsara. Sulla destra vi è un fontanile (acqua potabile) e il alto a destra si trovano le rovine di un monastero cistercense del secolo XIII. Inizia un breve tratto in salita, su asfalto che sbuca sulla vecchia statale 158. Si svolta a destra per San Gregorio Matese (765 metri)

All’ingresso del paese si svolta a sinistra e dopo circa un chilometro, fuori dall’abitato, si prende a sinistra una stradina asfaltata per la località Grotte. La strada sale ripida con stretti tornanti mentre la vista spazia sulla piana del Volturno. Si raggiunge la localitàforca di Macchialunga e seguendo sempre la strada, dopo aver superato alcune abitazioni di allevatori, si raggiunge la strada sterrata che da passo di Prete Morto o Miralago raggiunge il pianoro carsico di Campo Braca. Si volta a destra e si segue la sterrata che si snoda lungo la cresta di monte Raspato e monte Maio. Siamo orami in vista del lago del Matese, sovrastato dalla mole imponente del gruppo Miletto-Gallinola; la strada è pianeggiate e il fondo è buono.

Raggiunto un bivio con una staccionata si va a destra e al successivo si prosegue diritti, sino a un fontanile con acqua potabile (da qui si può salire agevolmente sulla vicina cima di monte Maio per ammirare il panorama che spazia sino a punta Campanella). Si prosegue sempre sulla strada principale che a volte presenta avvallamenti e buche ma rimane sempre pedalabile. Si attraversa un bosco di faggi, si costeggia del filo spinato che delimita un campo e poi la strada inizia a scendere precipitosamente sino all’innesto con la ex 158, in località passo di Prete Morto o Miralago. Da qui in poi si prosegue, su asfalto, sino all’azienda agricola La Falode.

 

5. Falode– Letino

Lunghezza: 31 chilometri
Altitudine: minima 1.016 metri / massima 1.350 metri
Tempo di percorrenza: ore 7/8
Difficoltà: molto impegnativo

La tappa presenta alcuni tratti su sentiero di montagna, in due punti non pedalabili (bicicletta in spalla).

Dall’azienda Falode ci si dirige verso la fonte di Santa Maria; si segue la strada sterrata svoltando a sinistra costeggiando alcuni capannoni per il bestiame. La sterrata termina e si prosegue su una piacevolissima strada asfaltata che costeggia il lago del Matese. Dopo la chiesetta dedicata a san Michele si svolta a sinistra su di una evidente strada sterrata che supera una diga sul lago e termina nei pressi della Palazzina dell’Enel. Si svolta a destra su strada asfaltata e dopo un centinaio di metri a sinistra per la strada che sale a Campo Braca.  La strada si inerpica dolcemente e all’altezza del campo carsico di Campo Braca ridiventa bianca. La sterrata sale con lieve pendenza su fondo sconnesso sino a un bivio: si volta a destra e in discesa si raggiunge il pianoro, perfettamente circolare, di Campo Rotondo. Ci si tiene sulla destra seguendo le tracce sull’erba fino a raggiungere l’imbocco dell’inghiottitoio che prende il nome dal campo, visitabile con le dovute precauzioni nel primo tratto. Da questo punto inizia la parte tecnica del percorso.

Si prosegue sul lato sinistro dell’evidente fosso che sale in una valle, seguendo i segni bianco-rosso del CAI – sentiero escursionistico n° 13 -. Si raggiunge il bordo della più grande dolina del Matese, Valle Ianara. Dalla sella si guadagna agevolmenteil fondo della dolina per poi risalire dall’altra parte con la bici in spalla. L’alternativa è quella di mantenere la quota seguendo le tracce di un sentiero che gira intorno alla grande dolina sul lato destro. Si raggiunge la sella di monte Ianara da cui si scorge il sottostante paese di Valle Agricola che si raggiunge intercettando la strada asfaltata, scendendo in sella alla bici lungo il percorso più logico.

Si entra nel paese e ci si porta sotto la montagna dove si prende la strada sterrata che conduce al tunnel di servizio della vecchia condotta che alimentava la centrale elettrica di Prata, poi si svolta a destra per un’ antica mulattiera, molto faticosa, a tratti non pedalabile che conduce ad una sella incassata tra pareti di roccia, a picco sulla sottostante gola (attenzione al passaggio). Un sentiero scende a gradoni verso il lago di Letino. Si raggiunge la parte  a monte del bacino artificiale, dove un ponte in pietra supera il fiume Lete: ancora un chilometro ed ecco la strada asfaltata che porta a Letino.

 

6. Letino – Bojano

Lunghezza: 35 chilometri
Altitudine: minima 482 metri / massima 1.400 metri
Tempo di percorrenza: ore 5/6
Difficoltà: facile

Dalla località Serramonti si sale per la strada asfaltata alle spalle dell’albergo e che presto cede il posto ad una sterrata, che ripida porta ad un bivio (2,5 chilometri dalla partenza): si prende a sinistra e subito appare il lago artificiale di Gallo e sullo sfondo le montagne di Venafro. La sterrata continua con fondo abbastanza sconnesso e si lascia a sinistra una deviazione per Campo Figliuolo.

Una serie di tornanti introduce ad uno dei tratti più elevati di tutto l’anello. Dopo una stupenda faggeta, si costeggia un ampio pianoro carsico e dopo aver superato un grosso masso con la scritta GEM si svolta a destra. Poco dopo si incrocia un altro pianoro: al primo bivio si gira a destra e al successivo a sinistra. La strada inizia a scendere e si giunge a un nuovo bivio dove si svolta a sinistra e si ritrova l’asfalto. Dopo circa un chilometro si incontra la strada che porta al castello e all’abitato di Roccamandolfi. Imboccata la strada che collega la rocca con San Massimo, superato un castagneto, si arriva sulla strada che conduce alla stazione invernale di Campitello Matese: si gira a sinistra e dopo circa due chilometri si svolta a destra in direzione di Bojano. Capitale dell’antico Sannio, Bojano merita una approfondita visita.

 

7. Bojano – Sella del Perrone

Lunghezza:26,5 chilometri
Altitudine: minima 482 metri / massima 1.600
Tempo di percorrenza: ore 7/8
Difficoltà: molto impegnativo.

L’ultima tappa è la più impegnativa per il grande dislivello in salita ( circa 1.200 metri),  per la maggior parte su sterrato. Panorami mozzafiato su entrambi i versanti del massiccio ripagano tuttavia la grande fatica.

Da Bojano si imbocca la strada interna che conduce a Campochiaro. Superate le sorgenti del Biferno e lasciato a sinistra il passaggio a livello, dopo poco si svolta, a una rotonda, a destra verso il paese di San Polo Matese (730 metri). Oltrepassato il monumento ai Caduti, si gira a sinistra. Al chilometro 9,5 dalla partenza si volta a destra e si sale sino alla fonte di Santa Maria (acqua potabile). Da qui la strada diventa accidentata, con tornanti stretti e pendenze notevolissime. A un bivio si va a destra e ancora a destra al successivo fino a incontrare l’innesto sulla strada per Campitello Matese, nei pressi del ristorante La Baita.

Si svolta a destra e la strada guadagna lentamente quota tra scenari alpini. La salita termina nei pressi di un pianoro, sulla destra, dove è facile che si assista al decollo di parapendii e ultraleggeri nella calde giornate estive. Si prosegue su di un falso piano sino al chilometro 20,4 dalla partenza, nei pressi del confine tra Campania e Molise dove la strada lambisce una bellissima radura. Si svolta a sinistra per una evidente sterrata, chiusa all’ingresso da grossi massi per impedire il furto del legname, che per il primo tratto corre parallela, in alto, alla strada principale. La li segue inoltrandosi nel bosco. Si incontra un bel pianoro carsico e si prosegue diritti. Dopo una piccola sella, la sterrata scende. Ci si tiene a sinistra, lasciando a destra una strada che sale nel bosco e si continua a pedalare tra gli ombrosi faggi. E’ in assoluto il bosco di faggi più bello dell’intero Matese. La sterrata, superata una piccola sella, si immette su quella che dalla Sella del Perrone mena a Pozzo della Neve,  già percorsa nella prima tappa, ma in senso inverso. Si svolta a destra, si supera il pianoro di Cul di Bove, tenendosi sempre a sinistra al successivo bivio. Dopo un chilometro si raggiunge Sella del Perrone, dove il Grande Anello del Matese termina.  Si può pernottare al Passo di Prete Morto presso il Rifugio Le Ianare o l’hotel Miralago.

Gli itinerari sono tratti dalla rivista AIRONE, numero 3, gennaio 1997 – Sui Monti dei Sanniti – testo di Tullio Bernabei e Salvatore Capasso.