Il Criptoportico di Alife

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Il termine criptoportico (dal greco criptos, nascosto e dal latino porticus), fa riferimento ad un ambiente chiuso, nascosto, ma non necessariamente sotterraneo. Probabilmente l’origine di queste strutture è da ricercare nel mondo ellenistico ed in particolare nelle cosiddette stoai (corridoi porticati di servizio per spazi pubblici). La pianta cosiddetta ad “U”, con tre bracci divisi in due navate da una fila di arcate su pilastri e copertura voltata (come nel caso di Alife) è sicuramente la più evoluta e complessa.

Situato nella zona nord-est della città di Alife, il Criptoportico conserva quasi integra la struttura monumentale. La planimetria è a tre bracci disposti attorno ad un’area centrale, i laterali lunghi m 27,50 il centrale è m 44,00. La pianta è a doppia navata suddivisa da una serie di 31 pilastri che inquadrano 30 fornici. La copertura è a volte a botte irregolare. Nelle navate interne si aprono 21 finestre a bocca di lupo (spiracula) rivolte verso l’area centrale che presentava, a livello superiore un’area porticata (peristilium). Sul lato esterno dei bracci corti – quasi alle estremità – si aprono due cunicoli, con calpestio inclinato verso l’alto, che costituivano gli accessi originari al complesso.

Il Criptoportico costituiva una parte secondaria di un importante complesso realizzato a livello superiore: nel corso dei sondaggi effettuati per la sistemazione delle condutture idriche e fognarie sono stati riconosciuti resti di un ampio peristilio quadriportico a doppia navata (del quale il criptoportico costituisce il basamento), concluso da alcuni gradini ed un canale di gronda in direzione di un’area centrale scoperta, con pavimenti lucidati in calce e graniglia di calcare o cocciopesto.

Per tecnica edilizia, la costruzione del complesso è databile ad età augustea, in relazione con le prime fasi della colonia. Una serie di elementi potrebbe suggerire l’esistenza di una vasta residenza privata, presumibilmente la domus degli Aedii o Granii, le più importanti famiglie urbane di rango senatorio; ai proprietari del complesso potrebbe essere riferibile anche il vicino mausoleo, sinora attribuito alla famiglia degli Acilii Glabriones.

All’interno del Criptoportico è stato scavato un deposito archeologico composto di oltre trecento strati attraverso i quali è stato possibile seguire la storia urbanistica ed economica della città dall’età imperiale al medioevo.

L’ambiente del Criptoportico, edificato in età augustea, viene abbandonato, dopo quasi due secoli di vita, nel corso del II secolo d.C. come attestano gli scarichi di vasellame e materiale edilizio gettati attraverso le prese di luce dei bracci interni. Questi primi scarichi vengono livellati per formare un piano di calpestio, utilizzato in età tardoantica che sembra essere stato frequentato solo occasionalmente e che ha restituito dei piccoli focolari con resti di pasto con molluschi marini, monete, lucerne e piccoli monili.

Nel V secolo i piani di frequentazione sono invasi da strati alluvionali di fango grigio, su cui vengono scaricate in seguito macerie, in particolare nel braccio occidentale. Una seconda e ancora più devastante alluvione tra l’VIII e il X secolo segna, in maniera significativa, la vita almeno di questa parte della città. La mancanza di evidenze stratigrafiche databili tra il X e l’XI secolo è indizio di una zona disabitata.

Il quartiere tornerà a vivere solo a partire dal XII secolo in poi, quando compare vasellame rivestito, collegabile probabilmente alla funzionalità del vicino castello. I materiali archeologici sono significativamente abbondanti anche per il XIII-XVI secolo e rispecchiano la fioritura della città nel tardo medioevo.

I reperti raccolti nel corso degli scavi sono un indicatore interessante della vita economica e sociale della città romana nei suoi aspetti domestici e quotidiani. Il vasellame, in parte recuperato in buono stato di conservazione, e le ossa animali permettono di risalire alla dieta alimentare degli antichi alifani, basata soprattutto sullo sfruttamento intensivo dell’allevamento suino. Non mancano anche altre specie quali ovini, bovini, e animali da cortile. Si consumava anche pesce di acqua dolce e di mare, tra cui le pregiate ostriche provenienti da Baia, e si cacciavano fagiani e piccioni selvatici.

I brani sono tratti dall’opuscolo “Il Criptoportico romano di Alife – ll monumento e la sua esplorazione – a cura di Federico Marazzi e Donatina Olivieri – Arti Grafiche Grillo srl, 2009.

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