Gole, forre e cascate

Il paesaggio carsico del Matese non è solo rappresentato da grotte e abissi, vuoti ipogei che si aprono nel grigio calcare del Cretacico, ma anche da profonde fenditure nella roccia, scavate dall’azione dell’acqua e del ghiaccio. Pareti vertiginose, grandi cascate, profondi burroni percorsi da sornioni torrenti di montagna, soprattutto durante il periodo del disgelo, in primavera, quando i nevai si sciolgono e le praterie in alta quota esplodono in mille colori.

Vent’anni fa queste gole erano percorse soltanto da speleologi che le trovavano affascinanti e misteriose perché rappresentavano delle grotte senza soffitto. Le attrezzature utilizzate erano pressoché simili e anche lo spirito che accompagnava le impegnative discese. Poi le tecniche sono mutate, un pubblico sempre più vasto è stato attratto da questa disciplina, che in Italia è chiamata torrentismo e nel tempo ha assunto una sua peculiare identità.

Giuseppe Antonini, autore del libro “Figlie dell’acqua e del Tempo”, esploratore di grotte e di forre, membro attivo della commissione tecnica forre del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico così descrive questa particolare attività: “Il torrentismo è un’attività che si svolge a diretto contatto con l’ambiente, pertanto comporta dei rischi ineliminabili. Non basta essere speleologi o alpinisti per definirsi torrentisti: le gole richiedono un’esperienza specifica. Tuttavia una buona base tecnica sviluppata nelle discipline della montagna, un’esperienza proporzionata agli obiettivi ed il buon senso sono una buona base per tenersi alla larga dai guai”.

Sul Matese sono presenti numerose forre, alcune molto impegnative se percorse durante il periodo del disgelo o in condizioni di forte acquaticità. Sul versante orientale molisano del Massiccio è presente il profondo solco del torrente Quirino che forma, a valle dell’attuale diga, le omonime Gole. Tra Molise e Campania spettacolare è la Forra di Peschio Rosso, nei pressi dell’abitato di Vallelunga.

Anche sul lato campano del Matese vi sono gole altrettanto spettacolari come quella del Titerno, che lambisce il grande terrazzo di Pietraroja, il Varo della Cannella che con il Fosso di Montrone e la Gola del Falco precipitano sul lago del Matese.

Una menzione a parte merita il Vallone dell’Inferno (in foto) che inizia appena sotto il Passo di Pretemorto per esaurirsi nei pressi di Piedimonte Matese. La forra vera e propria è situata nella prima parte ed è caratterizzata da pochi salti, il più alto dei quali misura all’incirca 25 metri, chiamato per via dell’acqua che vi precipita la cascata dell’Acqua Ricciuta.