Abbazia di San Salvatore

Alle pendici della collina della Rocca si staglia l’abbazia di San Salvatore, i cui resti, tuttora imponenti, sono stati di recente valorizzati da un cospicuo restauro delle strutture, che ha consentito il recupero di numerosi ambienti. Edificata verso il mille, assurse ben presto a grande importanza, ospitando personaggi di notevole spessore. Abbandonata la fine del 1500 ebbe cospicue modifiche nel XIX secolo, quando al suo interno fu ricavato un impianto di trasformazione agricola con magazzini e frantoio, mentre la cripta venne ampliata ed utilizzato come cantina per vini; davanti alla chiesa costruito un palazzo signorile con cappella privata. Oggi rimane l’interno a tre navate lunghe 33 m: quella centrale e larga 7,4 m, mentre le navate laterali sono di 4 m. Ad corrispondono tre absidi, tagliate da un transetto lungo 19 m. Sulla sinistra dell’attuale costruzione si trova il chiostro e, a destra, il campanile e il giardino.

Indicazioni sulla fase di vita alto medievale dell’abbazia furono recuperate in seguito ai lavori di restauro che interessarono, a più riprese, il complesso, a partire dagli anni 1982-84. In tale occasione fu individuato, nel settore ad ovest dell’edificio religioso, un grosso canale, che tagliava un pavimento preesistente, forse utilizzato come canale di drenaggio per la bonifica dell’area in relazione alla costruzione del complesso. Sembra che il condotto lo in un secondo momento sia servito da scarica, come confermerebbero i cospicui resti di materiali che lo ostruivano, pertinenti a frammenti fittili, per lo più ceramica a bande larghe datata tra il VII-VIII e l’ XI-XII secolo, e a  ossa di animali di grossa taglia. Furono inoltre individuati una serie di vani rettangolari, interpretati come ambienti di servizio, e alcune fosse granarie, sia di pianta subsferica che rettangolare. Nelle fosse a pianta subsferica furono recuperati frammenti di ceramica bande a strette e qualche frustulo di invetriata d’epoca normanna, collocata tra la fine dell’XI e il XII secolo d.C., oltre ad ossa di animali di piccola taglia, gusci di uva e residui di pesci. Le fosse a pianta rettangolare, di dimensioni maggiori, sono considerate di epoca successiva ed hanno restituito frammenti di ceramica a bande strette. Le strutture, da riferire ad annessi dell’abbazia benedettina, sono state obliterate, poiché conservate solo a livello di sottofondazione e dunque ritenute non fruibili.

Nella continuazione dei lavori nel 1990 furono rinvenute delle sepolture realizzate con muretti di tufo con muretti di tufo, legate alla fase di X secolo, è resti di un mulino di epoca recente.

Una fase precedente venne in luce in seguito ai lavori di restauro eseguiti a partire dagli anni 1982-84, in particolare nel settore ad ovest delle strutture attuali. In tale area furono rinvenuti resti di pavimentazione realizzata con un battuto di calce, interpretata come spiazzo aperto, forse un’aia. Il manufatto venne datato ad un’epoca anteriore alla costruzione dell’abbazia, dal momento che risultava tagliato dal canalone di drenaggio probabilmente coevo alla prima fase costruttiva altomedievale.

Da ascrivere sicuramente ad epoca romana sono invece le strutture messe in luce nel corso del 1990, in seguito alla continuazione dei lavori per il consolidamento delle fondazioni: orientano verso tale datazione tanto la tecnica edilizia utilizzata, un cementizio di buona qualità, quanto il ritrovamento di un mosaico in opus signinum realizzato con tessere incrociate i colori bianco e nero, che, nel settore centrale, dando origine ad un motivo geometrico. Il mosaico, datato, per le peculiarità figurative, ad età tardo repubblicana, abbelliva un ambiente il cui muro continuava al di sotto della pavimentazione moderna, che vi si impostava sopra. A sua volta il mosaico era tagliato dalle tombe di epoca alto medievale di cui sopra, segno di una riconversione totale dell’area al momento della costruzione dell’abbazia, che presumibilmente utilizzò in parte i resti di quella che potrebbe essere interpretata come una villa suburbana, prossima alle mura di Telesia. I sondaggi effettuati hanno permesso di documentare solo la fase edilizia di epoca tardo repubblicana, testimoniata dal mosaico, ma non vi sono dati che permettano di precisarne l’intero arco temporale.

La villa insiste in un’area largamente utilizzata in epoca sannitica come zona di sepolture, forse in connessione alla strada che portava alla Rocca e che, in varie epoche, costeggiando le pendici delle colline prospicienti, aveva garantito i collegamenti della piana con i percorsi vallivi che si aprivano tra le montagne e conducevano Sannio interno. La presenza, in epoca romana, di una villa proprio in quest’area, documenta la reiterata importanza di tale percorso, anche in funzione dei collegamenti tra Telesia e la cima della collina della Rocca sulla quale sono documentati resti di epoca tardo repubblicana, la cui imponenza farebbe pensare ad un tempio in posizione prominente sulla città, distesa ai piedi della collina.

(da  Carta Archeologica e Ricerche in Campania – Fascicolo 4 –  “L’Erma” di Bretschneider)